I libri che Jung lesse prima di scrivere il Libro Rosso
I tre volumi più amati nella sua biblioteca di Küsnacht, per la prima volta tradotti integralmente in italiano.
€55 separati€39
Spedizione inclusa in Italia
Vol. 11
Documenti della gnosi
Wolfgang Schultz · 396 pp
Nella biblioteca di Jung a Küsnacht c'è un libro segnato e sottolineato più di ogni altro: questo. Jung lo lesse nel 1915, mentre scriveva il Libro Rosso, e da queste pagine prese il Pleroma, gli Eterni, Abraxas: i Sette sermoni ai morti del 1916, firmati «Basilide in Alessandria», sono nati qui. Wolfgang Schultz aveva pubblicato nel 1910 la prima antologia moderna della gnosi: non un racconto in parole d'oggi, ma i documenti stessi, tradotti e commentati uno per uno. Simon Mago e Basilide, Valentino e Marcione, gli Ofiti e i Perati, il Canto della Perla, i frammenti salvati da Ireneo e da Ippolito: i testi in cui una religione della conoscenza pensò il mondo come opera di un creatore inferiore e l'anima come scintilla prigioniera che deve risalire. Traduzione italiana integrale dell'edizione di Jena 1910, con la prefazione e l'introduzione dell'autore.
Vol. 12
La personalità umana
Frederic W. H. Myers · 636 pp
Il primo libro di psicologia che Jung cita è questo. Nella tesi di laurea del 1902, sui fenomeni occulti della cugina medium, il giovane assistente del Burghölzli prende da Myers la parola che gli servirà per tutta la vita: subliminale. Nel 1919 andrà a Londra a parlare alla Society for Psychical Research, la società che Myers aveva fondato, e la ringrazierà per avergli aperto la strada. Frederic Myers, classicista di Cambridge, coniò «telepatia» e costruì su vent'anni di casi raccolti una psicologia dell'invisibile: la personalità come un iceberg, di cui la coscienza è la punta e l'Io subliminale la massa sommersa; il genio, il sonno, l'ipnotismo, le allucinazioni veridiche, la scrittura automatica, la trance dei medium come porte su quella regione. Un inconscio più vasto e più sapiente della veglia, vent'anni prima di Jung. Traduzione italiana integrale dell'edizione ridotta a cura del figlio Leopold (1907).
Vol. 13
Problemi della mistica e del suo simbolismo
Herbert Silberer · 344 pp
Jung lo lesse appena uscito, nel 1914, e lo lasciò in disparte per trent'anni. Poi, in Psicologia e alchimia, riconobbe che Herbert Silberer era stato il primo a vedere i fili che legano l'alchimia alla psicologia dell'inconscio, e che il proprio lavoro cominciava da dove quel libro si era fermato. Silberer non poté leggerlo: escluso dalla cerchia di Freud, che accolse queste pagine con freddezza, si era tolto la vita nel 1923. Il libro parte da una «Parabola» del 1625, ritrovata fra le Figure segrete dei Rosacroce, e la legge due volte: con la psicanalisi, che vi trova il padre, la madre, l'incesto e la rinascita; e con le chiavi dell'alchimia, della massoneria e della mistica, che vi trovano la Grande Opera. Le due letture sono i due poli di un'unica anabasi, il cammino dell'anima che muore e rinasce. Nuova traduzione integrale dell'edizione di Vienna 1914.
Nella biblioteca di Jung a Küsnacht c'è un libro segnato e sottolineato più di ogni altro: questo. Jung lo lesse nel 1915, mentre scriveva il Libro Rosso, e da queste pagine prese il Pleroma, gli Eterni, Abraxas: i Sette sermoni ai morti del 1916, firmati «Basilide in Alessandria», sono nati qui. Wolfgang Schultz aveva pubblicato nel 1910 la prima antologia moderna della gnosi: non un racconto in parole d'oggi, ma i documenti stessi, tradotti e commentati uno per uno. Simon Mago e Basilide, Valentino e Marcione, gli Ofiti e i Perati, il Canto della Perla, i frammenti salvati da Ireneo e da Ippolito: i testi in cui una religione della conoscenza pensò il mondo come opera di un creatore inferiore e l'anima come scintilla prigioniera che deve risalire. Traduzione italiana integrale dell'edizione di Jena 1910, con la prefazione e l'introduzione dell'autore.
Il primo libro di psicologia che Jung cita è questo. Nella tesi di laurea del 1902, sui fenomeni occulti della cugina medium, il giovane assistente del Burghölzli prende da Myers la parola che gli servirà per tutta la vita: subliminale. Nel 1919 andrà a Londra a parlare alla Society for Psychical Research, la società che Myers aveva fondato, e la ringrazierà per avergli aperto la strada. Frederic Myers, classicista di Cambridge, coniò «telepatia» e costruì su vent'anni di casi raccolti una psicologia dell'invisibile: la personalità come un iceberg, di cui la coscienza è la punta e l'Io subliminale la massa sommersa; il genio, il sonno, l'ipnotismo, le allucinazioni veridiche, la scrittura automatica, la trance dei medium come porte su quella regione. Un inconscio più vasto e più sapiente della veglia, vent'anni prima di Jung. Traduzione italiana integrale dell'edizione ridotta a cura del figlio Leopold (1907).
Jung lo lesse appena uscito, nel 1914, e lo lasciò in disparte per trent'anni. Poi, in Psicologia e alchimia, riconobbe che Herbert Silberer era stato il primo a vedere i fili che legano l'alchimia alla psicologia dell'inconscio, e che il proprio lavoro cominciava da dove quel libro si era fermato. Silberer non poté leggerlo: escluso dalla cerchia di Freud, che accolse queste pagine con freddezza, si era tolto la vita nel 1923. Il libro parte da una «Parabola» del 1625, ritrovata fra le Figure segrete dei Rosacroce, e la legge due volte: con la psicanalisi, che vi trova il padre, la madre, l'incesto e la rinascita; e con le chiavi dell'alchimia, della massoneria e della mistica, che vi trovano la Grande Opera. Le due letture sono i due poli di un'unica anabasi, il cammino dell'anima che muore e rinasce. Nuova traduzione integrale dell'edizione di Vienna 1914.
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San Bruno, California, gennaio 2005: tre ex impiegati di PayPal — un americano, un cinese di Taiwan, un tedesco-bengalese — tornano da una festa con dei video che non riescono a spedire agli amici: i file sono troppo pesanti, i formati incompatibili. Da quel piccolo fastidio nasce YouTube. Glauco Benigni ne racconta la Genesi come si racconta un mito fondativo: il primo filmato — diciotto secondi allo zoo — i tre milioni e mezzo di dollari di Sequoia Capital, l'esplosione che in pochi mesi rende «ogni attività umana degna di essere filmata». È la cronaca di una creazione e, insieme, l'atlante di un'epoca: il momento in cui ciò che era privato diventa pubblico, e ognuno, sul pianeta, può riprodurre se stesso all'infinito.
Girando il mondo si può essere stupidi o stupiti. Stupiti dall'incredibile ricchezza e calore e bellezza e varietà degli umani. Questo libro parla dello stupore.
Dicembre 1999. Un pubblicitario europeo di quasi cinquant'anni — due mogli alle spalle, un reddito invidiabile e una noia che lo divora — molla il timone della propria vita e prende un volo per Cuba. Non sa cosa cerca: forse Irabè, la donna amata tre anni prima in una stanza dell'Hotel Inglaterra; forse soltanto la pura deriva. Un romanzo erotico e sacrale: le jineteras e le suore di clausura, i gringos e la miseria, il Che che «aleggia come un santo protettore» sul Malecón. L'Avana Vecchia notturna diventa una casbah di ombre furtive che si muovono tra i porticati. Ombre sorvegliate dai molti poliziotti posti agli angoli delle stradine, ombre che appaiono dal nulla e scompaiono nel nulla, per continuare ad esistere in un posto che la Storia non tollera più.
In Hard Times di Dickens, a una bambina cresciuta tra i cavalli di un circo viene chiesto di descriverne uno, la quale non riesce. Risponde un compagno di classe che non ha mai visto un cavallo ripetendo la risposta esatta del maestro. Parte da qui Antonella De Ninno, fisica, ricercatrice presso l’ENEA: dal sospetto che la classificazione abbia preso il posto della conoscenza, e che la scienza moderna sia diventata «una fabbrica di carta». Questo libro è la sua lettera di dimissioni, e insieme una passeggiata sul confine dove i principi della fisica incontrano la vita, il sogno e il potere. Da Galileo alla fusione fredda, dall’I Ching alla teoria quantistica dei campi, l’autrice racconta una scienza che ha barattato lo stupore per le bolle dell’economia — e prova a immaginarne un’altra: democratica, onesta, di nuovo capace di meravigliarsi.
Parigi, maggio 1968. Tra le barricate del Quartiere Latino un giovane italiano incontra un gruppo che si definisce «situazionista»: gente che alla rivoluzione armata preferisce la poesia, il soggettivismo radicale, la fantasia al potere. Quell'incontro lo segnerà per il resto della vita. In questo libro-intervista, condotto da Leonardo Rosi, Glauco Benigni ripercorre una vita intera connotata da un fil rouge: l'arte di trasformare il divenire in una sequenza di «situazioni» dominabili. Dagli anni di piombo alle remote isole Eolie, dal materialismo ateo alla consapevolezza che nell'invisibile si muovono Forze Eterne. Uno spettacolo pirotecnico di ricordi a cui l'intervistato si abbandona senza censure.
A tutti risulta evidente che l'intera classe dirigente planetaria spinga verso un mondo degno di un film hollywoodiano distopico: transumanesimo, mind uploading, singolarità, iper-controllo. Ma in questo quadro, le religioni come si pongono? Il cattolicesimo, il protestantesimo, l'ebraismo, l'islam, e anche la tradizione massonica, si avvicinano o si allontanano dalla visione di futuro che dipingono i gestori della Silicon Valley? Da questo compendio risulta evidente che ogni religione ha un suo piano escatologico: con nuovi vettori di analisi il libro costruisce un quadro complessivo per capire cosa aspettarsi da quale tradizione, dai capi delle varie chiese e dai loro seguaci.
Brahmani, Guerrieri, Mercanti: tre caste si spartiscono da sempre il potere sulla specie umana. Ma ce n'è una quarta, che le serve tutte: gli Scribi, custodi del bipolo vero/falso, padroni di chi racconta il mondo. Glauco Benigni, che a quella casta appartiene grazie a una vita dedicata al giornalismo, parte da qui per spiegare cosa è successo alla Verità nell'epoca della Rete. La sua tesi ha un nome: Bit-Truth. Dal Web 2.0 in poi la verità non è più né vera né falsa — è flottante, generata da milioni di utenti, prodotta in sequenze infinite di bit, misurata dal consenso come una criptovaluta. Le vecchie élite, che detenevano il monopolio del vero, oggi censurano e gridano alle «fake news», mentre intelligenza artificiale e identità digitale promettono di sorvegliare ogni singola parola.
Da Pietro a Wojtyła, una storia dei pontefici sotto scorta
Glauco Benigni
484 pp · 2025
Da Pietro a oggi, duecentosessantasette uomini hanno incarnato il Vicario di Cristo, e raramente qualcuno ha raccontato l'importanza strategica dei loro corpi fisici. Glauco Benigni lo fa, secolo per secolo, attraverso un'unica domanda, scomoda e mai posta: chi protegge il «veicolo terrestre» del Papa? All'inizio nessuno: nei primi tre secoli il martirio non è un rischio, è la missione, tanto che molti capi della Chiesa muoiono decapitati, lapidati, gettati in mare con un'ancora al collo. Poi arrivano le scorte, le Guardie del Corpo, gli apparati, e con loro un paradosso che diventa tabù: chi difende il Pontefice finisce spesso per tenerlo in ostaggio. Da martiri inermi a sovrani, da re a icone televisive di pace, i Papi attraversano questo libro come una sola, lunghissima dinastia di teocrati.
Cosa dovrebbe essere, a confronto con cosa è diventato
Frederick Soddy
267 pp · 2026
Nel 1934 un premio Nobel per la chimica pubblica un libro che gli economisti preferiranno dimenticare. Frederick Soddy, padre della radiochimica, applica le leggi della fisica al denaro e arriva a una conclusione scomoda: la ricchezza reale è energia, e come ogni cosa fisica si consuma e si degrada; il debito, invece, cresce all'infinito, perché è solo un numero. Da questa frattura nasce «l'arcano del denaro», il meccanismo per cui le banche private creano moneta dal nulla e la comunità, in cambio, cede beni e servizi reali. Scritto con la chiarezza di uno scienziato e la furia di chi ha capito un imbroglio, anticipa di ottant'anni i dibattiti su creazione monetaria, sovranità della moneta e crisi del debito. Prima traduzione italiana, in edizione filologicamente curata, con la prefazione di Guido Grossi.
Nel 1926 il colonnello James Churchward diede alle stampe il resoconto di cinquant'anni di ricerche intorno a un continente che sostenne essere sprofondato nel Pacifico: Mu, la madrepatria dell'uomo. Vi lesse le tavolette Naacal mostrategli in un tempio dell'India, i duemilacinquecento reperti dissotterrati da William Niven in Messico, il Manoscritto Troano, le rovine dell'Isola di Pasqua — e ne trasse la storia di una civiltà di sessantaquattro milioni di anime, coi suoi templi, le sue dieci tribù, il suo impero del Sole e le colonie da cui fece discendere l'Egitto, l'India e lo Yucatán, inghiottita dalle acque dodicimila anni or sono. Nessun altro libro ha pesato quanto questo sulla nascita di un intero filone: quasi un secolo di letteratura sul mistero delle origini discende da queste pagine. Questa è la prima edizione del 1926, tradotta integralmente.
Le scoperte nelle antiche rovine di Ninive, Assur e Babilonia
Hormuzd Rassam
685 pp · 2026
Nel dicembre del 1853, in una notte d'inverno, un giovane di Mossul si cala di nascosto nel cuore della collina di Koyunjik e riporta alla luce, nel palazzo di Assurbanipal, le tavole assire che custodiscono i racconti della Creazione e del Diluvio. È l'inizio di trent'anni di scavi che restituiscono al mondo la biblioteca di Ninive, le porte di bronzo di Balawat erette da Salmanassar, la tavola del dio-sole di Sippara — la Sepharvaim della Bibbia. Hormuzd Rassam, unico archeologo nato in quelle terre, racconta qui in prima persona le sue campagne fra Ninive, Assur, Babilonia e le montagne dell'Armenia: le astuzie con i pascià e i capi arabi, le carestie e le pestilenze, i firmani ostili e le scoperte che riscrivono la storia sacra e profana. Un grande resoconto di viaggio e d'archeologia, narrato da chi quel mondo lo conosceva dall'interno.
Firenze, 1934. Fulvio Grimaldi impara la guerra da bambino, in Germania, sotto i bombardamenti che riducono le città in cenere. Da allora non ha più smesso di guardarla in faccia: la Guerra dei sei giorni, i fedayin, il Settembre nero, l'Eritrea, il Libano, l'Iraq, la Libia, la Siria, l'Ucraina. A Derry, nel 1972, si fa aprire la finestra di una sconosciuta e fotografa la strage mentre accade: le sue immagini e la sua registrazione sonora diventano le prove del Bloody Sunday. Centocinquanta processi per reato di stampa, un mandato di cattura, una vita intera dalla parte di chi la guerra la subisce. Per tre giorni Leonardo Rosi lo ha interrogato con il registratore acceso. Queste pagine conservano la voce viva di quella conversazione: domande dirette, risposte in presa diretta, nessuna riscrittura. Il racconto di un secolo, il nostro, visto dal fronte.
Edizione integrale, con l'ottavo capitolo censurato
Filippo Tommaso Marinetti
160 pp · 2026
«Ogni donna è un caso speciale, o meglio mille casi speciali e diversissimi.» Nel 1917, mentre l'Europa si dissangua nelle trincee, F. T. Marinetti dà alle stampe il più spudorato e contraddittorio dei suoi libri: un manuale di seduzione che è insieme provocazione futurista, autobiografia erotica e propaganda di guerra. Tra aforismi fulminanti e teoremi di tempesta, il corteggiamento rispecchia ciò che l'Europa ha di più odierno e intimo, la strategia militare anche nell'amore. Questa edizione reintegra l'ottavo capitolo censurato, e recupera la dedica «Alla granata austriaca» e la prefazione Marinetti intimo, omesse per quasi un secolo.
Firenze, 1494. Sotto i vigneti di San Gervaso affiora dal terreno una mano di marmo: un dio pagano risorge dalla terra cristiana. Comincia così il grande romanzo che Dmitrij Merežkovskij dedicò a Leonardo da Vinci e al Rinascimento italiano. Per oltre settecento pagine il lettore segue il maestro fra Milano, Firenze, la Romagna di Cesare Borgia e l'esilio francese: il Cenacolo e la macchina da volo, il rogo delle vanità di Savonarola e il sorriso della Gioconda, Machiavelli e Michelangelo. Ma dietro l'affresco storico pulsa una domanda sola: scienza o fede, carne o spirito, possono gli opposti riconciliarsi? Pubblicato nel 1901, secondo capitolo della trilogia «Cristo e Anticristo», questo è il più celebre romanzo del grande simbolista russo: un classico della letteratura europea.
C'è un metodo, promette questo libro, col quale ognuno può acquisire da sé la conoscenza dei mondi invisibili: nessun dono speciale, solo un addestramento paziente e una vita pura. Su questa promessa Max Heindel costruì nel 1909 la sua Cosmo-concezione, divenuta la summa dell'occultismo occidentale. Vi si attraversano i mondi che compenetrano il nostro e i corpi sottili dell'uomo; la morte, il purgatorio e i tre cieli; la Rinascita e la Legge di Conseguenza; le epoche perdute di Lemuria e di Atlantide; la missione del Cristo e il Mistero del Golgota; fino agli esercizi — concentrazione, meditazione, contemplazione, adorazione — che aprono la conoscenza di prima mano. E dietro tutto, l'Ordine fondato da Christian Rosenkreuz: i Rosacroce, custodi della Pietra Filosofale. Un secolo dopo, il libro che ha alimentato l'esoterismo moderno torna in traduzione italiana integrale, condotta sulla prima edizione.
€23,50
In omaggio
Liberi dal denaro
Francesco Neri · 175 pagine
Un libro che sostiene una cosa scomoda: che il corpo umano è già completo,
e che l'intera economia monetaria è la grande illusione che ci convince del
contrario. Te lo regaliamo in PDF integrale. Lascia la tua email — te lo
mandiamo lì, e resti sulla lista della newsletter di Edizioni Rosi, che
comincerà presto.
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Tre modi per cominciare
L'essenziale
Tre libri per capire di che pasta è fatta la casa. 3 libri in PDF
Operazione offensiva a un forte apparentemente inespugnabile: venticinque poesie scritte in albanese da chi quella lingua non l'ha mai abitata veramente. Drini Hoxha Zito attraversa la propria lingua madre guidato da ricordi di echi confusi e dai legami fonetici tra le parole, liberandole dall'obbligo di significare e trovando così un varco dove riconquistare la propria intimità con la lingua: intimità che si esprime con una sintassi ridotta all'essenziale, dove ogni parola emana un'immagine. La traduzione italiana, firmata dall'autore a fronte dell'originale, non cerca una semplice equivalenza ma diventa ulteriore gesto poetico: un attraversamento fra due territori linguistici da cui nasce una terza forma, un dialetto interiore.
Dove sei? Dove vorresti essere? Dove pensi dovresti essere? Il dove, in questo racconto lirico, non corrisponde a uno spazio ma a un tempo. Quante volte, in questa società, ci siamo sentiti fuori tempo: in un'età che ci suggeriva che avremmo dovuto essere qualcosa che non eravamo, o in un'età in cui, senza più modelli né chiari dettami sociali, non sapevamo chi dovessimo essere. È da queste domande che la protagonista muove i primi passi nel giardino, che prima di essere uno spazio è un tempo: un tempo cercato ossessivamente, che chiama Arcadia, in cui il dentro e il fuori del giardino si corrispondano.
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